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I nostri Borghi

Abbiamo dei documenti che ci aiutino a ricostruire la vita dei nostri borghi, la loro origine, l’assetto u7rbano e abitativo, la vita economica e sociale, la vita religiosa e politica? Certamente che ci sono, più rare per le origini, ma via via sempre più abbondanti . Intanto una notazione relativa alla nomenclatura: quando diciamo borghi del Capo intendiamo i paesi di Ricadi, Lampazzone, Barbalaconi, Orsigliadi, San Nicolò, Brivadi che sono situati sulle ultime balze del promontorio di Capo Vaticano: Ciaramiti e Santa Domenica, pur facendo parte dei borghi del Capo a causa del loro sito geologico. Seguiremo la struttura descrittiva utilizzata da Francesco Sergio, un cronista tropeano che ci ha lasciato una ponderosa cronaca di tutti gli avvenimenti che riguardano Tropea e il suo territorio un manoscritto intitolato Cronologico collectanea de civitate Tropea eiusque territorio 1720, di cui io ho curato la pubblicazione nel 1987. L’Abate Sergio, come viene comunemente indicato il cronista tropeano, ha costituito quasi l’unica fonte storica per molti ricercatori. In realtà non può essere utilizzato senza verificarne la veridicità nel confronto con altre fonti coeve o anteriori e di natura archeologica. Il genere letterario utilizzato dal compilatore della Cronologica collactanea richiede una particolare accortezza nella lettura e nella interpretazione del testo. Il riferimento compilativi all’ Abate Sergio è dovuto al fatto che egli dedica un’intera sezione del manoscritto ai casali di Tropea. Ad ogni casale o borgo dedica una intera pagina intestata col nome del villaggio (egli utilizza una denominazione pagus) e con quello del Santo Patrono. Spiega il nome di ogni pagus utilizzando de antiquitate et situ Calabriae 1571 di Grabiele Barrio, che ne dà una grossolana interpretazione etimologica della lingua greca (San Nicola, e nei pressi c’è Briado che significa florido, lieto e delizioso, con ottimi fichi. Quindi c’è Orchilado, detto dell’abbondanza di olio; orchis infatti significa olio. Vicino c’è Rigado, che significa rovine della sede: All’interno ci sono Brianacolo, da bryo ana e calos, perché qui il territorio è tutto pieno di utilità; vicino c’è Lapoatono, detta dall’erba lapazio). La traduzione italiana dall’originale latino è quella di Erasmo A. Mancuso nell’edizione Brenner 1979. Si confronti con un passo parallelo in Croniche et antichità di Calabria di Girolamo Marafioti 1601, pubblicato dall’editore Armando Forni in copia anastatica nel 1981 “preziosa opera di grande rudizione che deve essere riguardata come l’opera più importante e la più sicura per i toponimi nel sec. XVI, dando tali nomi nella forma volgare del tempo” (G. Rohifs): sopra il promontorio Vaticano si ritrovano molti casali, cioè: San Nicolò, Briade, Orcilade, Ricade e più dentro Brivancade, Lampazona. Noi oggi sappiamo che i nomi dei nostri villaggi sono stati dati nel periodo bizantino (e sono quindi greci, perché la lingua dei bizantini- cioè degli appartenenti all’impero romano di Oriente che aveva per capitale Costantinopoli, poi detta Bisanzio e oggi Istanbul- era la lingua greca) e sono nomi patronimici, indicano cioè il capostipite di una famiglia.
Gerhard Rohlfs lo studioso tedesco tanto benemerito alla Calabria e del quale si è parlato anche sulle pagine di questo periodico, ci ha insegnato che l’origini dei nostri borghi è da collocarsi nell’epoca bizantina tra il IX e l’XI sec. e che i nomi sono patronimici, e cioè significano i discendenti di…Il Rohlfs, che ha pubblicato numerosi studi sull’argomento, ha compilato un Dizionario Toponomastico ed onomastico della Calabria ora presso Longo editore Ravenna 1990 che ci consente di redimere tante questioni che gli antichi interpretavano in modo fantasioso.
“Lo studio linguistico dei toponimi (spesso diventato dominio di avventurieri e di dilettanti) è difficilissima scienza…” Così pure rinvenimenti di natura archeologica degli anni più vicini a noi ci consentono di capire meglio il nostro territorio, che appare già ampiamente strutturato nel secolo XIV, come si rileva dalle liste decimali nel volume “ Calabria” ( Rationes decimarum italiane) di Domenico Vendola. Ma sono soprattutto una serie di documenti archivistici che ci consentono di accostarci da vicino alla vita degli antichi abitanti dei nostri borghi e di comprenderne i costumi, di conoscere le case dove vivevano, i lavori che esercitavano, gli strumenti di lavoro ed i prodotti della loro industria. Seguiremo le Numerazione dei fuochi del 1641 ed Libri d’apprezzo dello stesso periodo: si tratta di preziosi documenti sulla vita sociale ed economica: il primo è un censimento che, assieme alle notizie anagrafiche, riporta la descrizione della casa con tutto quello che si trova dentro; il secondo è un documento di natura economica che ha finalità fiscali ( come del resto anche il primo) che dà la consistenza dei beni di ogni intestatario. I nostri borghi formavano una unità politica ed amministrativa con Tropea di cui erano casali ed hanno vissuto secoli di una dipendenza sempre sofferta e contrastata. Ma l’esercizio dei diritti feudali di fatto durò a lungo ed in certi casi molto oltre la sua abolizione ufficiale, fino alla metà del secolo XX.
La ventata rivoluzionaria che sembrò alleggiare dopo la rivoluzione napoletana del 1799 e portò anche nei nostri villaggi l’albero della libertà non riuscì non solo a portare apprezzabili frutti di novità ma neppure a vedere una rigogliosa fioritura. Anche prima che il cardinale Ruffo attraversasse vittorioso le nostre contrade, l’albero francese con tutti i suoi ornamenti avesse vissuto una pessima sorte.