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Casa delle Associazioni, Ricadi (VV)
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RICADI Archeologica, parte prima

A cura del Prof. Agostino Gennaro

1-Premessa

Continua la nostra ricerca della presenza dell’uomo sul promontorio del Poro, brevi cenni storico-archeologici, contesto storico geografico, di necropoli e insediamenti, suddividendoli cronologicamente nei periodi pre-protostorici sino a quello tardo antico e altomedievale, lungi dall’essere esaustiva e definitiva, la nostra ricerca si propone come umile strumento, al servizio degli amministratori e dei cittadini, nella speranza di rendersi utile alla salvaguardia dei siti visto i cambiamenti cui vengono sottoposti, in questi ultimi anni, la costa, la collina e l’altipiano.
Dopo le scoperte a Torre Galli e dintorni dell’archeologo Paolo Orsi, la zona ha avuto una folta frequentazione di archeologi e ricercatori e tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’80 vennero recuperati, sotto il costante controllo della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria, (soprattutto nelle persone dei funzionari di zona Claudio Sabbione, Maria Teresa Iannelli, i Soprintendenti Giuseppe Foti, Elena Lattanzi), una serie di reperti che vanno dalla Protostoria all’età Bizantina.
Il promontorio del Poro, maggiore prominenza della costa tirrenica della Calabria, è stato oggetto di ricognizioni intensive condotte da Marco Pacciarelli coadiuvato da Maria Rita Varricchio e dai soci dell’Ass. Paolo Orsi Alfonso Lo Torto, Cosmo e Francesco Rombolà, Ferdinando Staropoli,. Tali ricerche hanno rivelato, soprattutto sulla vasta spianata sommitale dall’altopiano del Poro, un’eccezionale concentrazione di resti di insediamento d’età eneolitica.
“Le ricerche di superfice condotte nella zona hanno permesso di identificare, per lo più proprio in corrispondenza degli andisuoli, decine di aree di affioramento di frammenti ceramici preistorici e protostorici, le cui caratteristiche permettono di riferirli in senso lato a insediamenti. Tale fitto quadro distributivo indica certamente in qualche misura una densità abitativa molto elevata, ma deve essere inteso anche come un palinsesto di occupazioni di varia intensità e natura, riferibili a momenti diversi di un lungo arco di tempo, che inizia con il tardo Neolitico e perdura fino al Bronzo Antico (con una ripresa nel Bronzo recente), ma ha proprio nell’Eneolitico le sue testimonianze più numerose ed evidenti. La prima fase di stanziamento sistematico sull’altopiano del Poro si colloca infatti nel corso della facies di Diana, cioè proprio a partire dal momento in cui sono state attestate in Italia con certezza le prime arature” .
Nell’ultimo scorcio del XX secolo il promontorio del Poro si è rivelato una delle più importanti aree per lo studio delle trasformazioni territoriali sin dalla Preistoria. Relativamente alla regione del Poro sono stati scoperti: nel territorio di Zambrone, un sito contenente un’industria arcaica su ciottolo e su scheggia, choppers, riconducibile a un paleosuolo databile al Paleolitico inferiore arcaico. Nella località Povertate di Drapia, venne alla luce un protobifacciale inquadrabile al Paleolitico inferiore antico. Nella località Passo Murato, un hacherau su grossa scheggia di quarzo arenite. Tracce relative al Paleolitico sono state individuate nella contrada Potenzoni e Punta Safò di Briatico; Torre Galli di Drapia, Armo di Ionadi, Capo Vaticano di Ricadi, Passo Murato di Rombiolo, Ianni di S. Calogero, Tre Casini di Stefanaconi, Dafnà, Priscopio e Stazione di Zambrone, Crista di Gallo e Crista di Zungri e alcuni materiali, un tempo esposti nel museo Civico di Nicotera, provenienti da Spilinga e Joppolo.
Oggi, dopo i tesori di Drapia e Mesiano archeologico, scendiamo dalla collina al mare, ove con la nascita dei comuni, al comune di Ricadi viene assegnato un ampio territorio con un lungo e caratteristico tratto di costa che va dal torrente Mandricelle al torrente Riaci.
Le tracce più antiche di presenza umana nel territorio del comune di Ricadi sono emerse sull’estrema punta di Capo Vaticano e risalgono al Paleolitico.
Continua…